E’ un pò che non scrivo qui sul blog e torno stasera, tardi e sempre in ritardo anche per questa Fashion Revolution! Kinda late as always, but here I am, thinking about Fashion Revolution.

Questa settimana è stata la settimana della FASHION REVOLUTION, movimento che porta alla sensibilizzazione del sistema industria dell’abbigliamento e ne avevo già accennato qui qualche anno fa!

A distanza di 3 anni da allora, era il 2016, mi trovo a pensare che tutto ciò ci riguarda da molto vicino e che no, Roma non è stata fatta in un giorno.

Cosa significa?

Significa che la coscienza di ciò che si fa, viene veramente interiorizzata solo dopo aver vissuto e riflettuto su ciò che ci circonda e, solitamente, il cambiamento arriva in pezzettini talmente piccoli, che non ce ne rendiamo subito conto.

Parto da me, da quello che sono e che faccio ogni giorno.

Il mio percorso comprende tutte e tre le frasi che ci sono nella foto sottostante:

  • #imadeyourclothes perchè faccio abiti su misura – ergo se non me li chiedi, non esistono – ,
  • #imademyclothes perchè i miei vestiti li cucio da sola, tranne i reggiseni – per ora – e i calzini e
  • #iteachyoutomakeyourclothes, perchè insegno a chi viene ai miei corsi a farsi il proprio abbigliamento da sola

e ne vado fiera, di tutte e tre le definizioni.

Un esempio pratico sono i corsi di cucito. Le mie ragazze sono meravigliose, stupende e sono accumunate da un comune denominatore:

La curiosità.

Parte tutto da: “Mi piacerebbe farmi questa maglietta da sola, vorrei imparare, per me. Perchè son curiosa e voglio capire come si fa.” E chi viene ai miei corsi sa subito cosa l’aspetta: un capo d’abbigliamento.

Che come ogni capo d’abbigliamento segue delle regole più o meno precise a seconda del metodo che si utilizza per realizzarlo (sartoriale o industriale) ma che terminerà per tutte alla stessa maniera: indossato. Nel momento in cui, lezione dopo lezione, iniziano a capire il meccanismo che c’è dietro, si fa strada la consapevolezza che sì, è un lavoro lungo e sì, si può fare anche in maniera diversa, ma sì al risultato ci arrivi ed è uno splendido risultato.

Inzia a farsi strada la consapevolezza che solo l’esperienza e la costante ripetizione di un gesto portano a qualcosa che si avvicina alla perfezione. Quella perfezione (o meno) con cui vengono confezionati migliaia, milioni di capi di abbigliamento ogni anno. Che si trovano nei negozi ogni giorno davanti agli occhi dei consumatori.

Che il processo sartoriale è meraviglioso ma anche il processo industriale non scherza.

Che ogni metodo ha i suoi pro e contro, che ogni cosa che si fa ha un rovescio della medaglia, come tanti pro e contro ha il sistema moda.

Tutto questo per dire cosa? Per dire che no, non si cuciono ogni capo da sole come faccio io ( questa è un’altra storia per un altro giorno), ma che iniziano a capire quanto lavoro c’è dietro ad una singola maglietta, ad ogni cappotto, ad ogni taglio e sapendo tutto ciò non si spaventano e continuano, imperterrite!

Perchè se anche il discorso che c’è dietro alla Fashion Revolution è IMMENSO com’è giusto che sia e presenti mille mila sfaccettature poichè siamo tutti legati in questa cosa chiamata vita, penso che ognuno di noi abbia il potere, compatibilmente con la sua vita, il suo stile, le sue possibilità, di fare la sua piccola e importante parte!

Perchè come dico sempre alle mie ragazze: non abbiate paura ad iniziare. Un giorno vi guarderete indietro, vedrete quanta strada avete fatto e sarete fiere di voi stesse. Per averci provato, per esservi date una possibilità, per non esservi arrese.

Se sei arrivat* fino a qua, grazie! Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi!

Nuovo cartamodello DNDC: Atena, la blusa raglan

Ciao, alla prossima, ti aspetto!

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Sarta per passione. Pompelmo rosa e cedrata lover. Benvenut*!
Seamstress for passion. Pink grapefruit and cedrata lover. Welcome!

2 thoughts on “Il cucito, cosa ti insegna in questa Fashion Revolution 2019”

  1. io sono laureata in fashion design e mi ricordo che dove ho studiato (cmq non la classica scuola fashion super sofisticata) chi cuciva su piccola scala veniva definito “sartina” non senza un certo disprezzo e compatimento
    invece io a differenza dei miei compagni, che nutrivano l’ambizione o di lavorare per griffe importanti o di diventare delle “star” del fashion, quel fashion fatto di modelle dall’aria triste e produzioni chissà dove, ho deciso di fare un passo indietro consapevolmente dando vita al mio progetto di brand
    per me moda oggi deve necessariamente significare poco e buono, lentezza e orgoglio di essere piccoli, anzi piccolissimi

    1. Mara, grazie mille per il tuo commento!
      Ti faccio i miei complimenti, perchè la tua esperienza è di sicuro controcorrente ma significativa e di molto più impatto a livello locale. La consapevolezza di ciò che si fa è una base fondamentale per avere chiare le idee su cosa fare e su come farlo e quindi, di nuovo, brava tu!
      Mi farebbe piacere il nome della tua linea: scoprire nuove produzioni mi piace sempre un sacco e vedere le nuove idee uscire allo scoperto mi mette sempre allegria!
      Ti auguro una buona serata e grazie ancora per aver condiviso qui la tua esperienza!

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